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	<title>parole</title>
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		<title>Il libro delle parole altrimenti smarrite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Romagnoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 09:26:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[hogwarts]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[parole smarrite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste un Ufficio molto particolare che si occupa della Resurrezione delle Parole Smarrite e, per una volta no, non siamo ad Hogwarts, anche se sembrerebbe di avere a che fare con una qualche sezione del Ministero della Magia. L&#8217;Ufficio Resurrezione delle Parole Smarrite è un progetto artistico che ha origine grazie a Sabrina D&#8217;Alessandro e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un Ufficio molto particolare che si occupa della Resurrezione delle Parole Smarrite e, per una volta no, non siamo ad Hogwarts, anche se sembrerebbe di avere a che fare con una qualche sezione del Ministero della Magia.</p>
<p>L&#8217;Ufficio Resurrezione delle Parole Smarrite è un progetto artistico che ha origine grazie a Sabrina D&#8217;Alessandro e al suo desiderio di scoprire e conservare parole cadute in disuso, nonostante avessero il potere di esprimere concetti meravigliosi. D&#8217;Alessandro, che è artista e studiosa del linguaggio, da sempre tiene nota delle parole di cui si innamora; nel 2009, poi, vuole trovare un modo per dare nuova vita a quelle che non si usano più ed è così che nasce l&#8217;URPS (<span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.ufficioresurrezione.com/">www.ufficioresurrezione.com</a></span>).</p>
<p>Ma questa non è solo una raccolta in stile vocabolario. Nell&#8217;intento dell&#8217;autrice c&#8217;è l&#8217;indagine, attraverso un metodo puntuale e sistematico, del sentire e delle percezioni umane.</p>
<p>Se è vero che le parole, come le immagini, sono il contenuto tradotto dei nostri pensieri e se è altrettanto vero che il pensiero è un atto motorio interiore, allora le parole sanno viaggiare e quando lo fanno per secoli attraversando i continenti può essere che qualche concetto vada perduto.</p>
<p>E se fosse ancora utile, invece? Se riportarlo alla memoria servisse a migliorare non solo il nostro pensare, ma anche il dire e soprattutto il fare?</p>
<p>In questo senso diventa ancora più interessante la divulgazione di Sabrina D&#8217;Alessandro che nel 2011 pubblica <span style="color: #0000ff;"><em><a style="color: #0000ff;" href="https://www.rizzolilibri.it/libri/il-libro-delle-parole-altrimenti-smarrite/">Il libro delle parole altrimenti smarrite</a></em></span>, una raccolta di parole dimenticate che custodiscono pezzi di memoria collettiva.</p>
<p>In fondo, succede anche nelle famiglie di ricordare il modo originale in cui da bambini si esprimono certi concetti senza curarsi delle sgrammaticature. Si tratta di espressioni tanto strampalate quanto spesso geniali a cui si resta affezionati perché fungono da collante, come se la loro eco garantisse la sicurezza delle origini e dell&#8217;appartenenza.</p>
<p>Sfogliando le pagine di quest&#8217;opera mi sono divertita a definirmi <em>nubìvaga</em> tutte le volte che mi sono persa nei miei sogni a occhi aperti e, a proposito di sogni, ho imparato a distinguere l&#8217;<em>ìncubo</em> dal <em>sùccubo</em> a seconda che il demonio responsabile del brusco risveglio avesse rispettivamente le fattezze di un uomo o di una donna.</p>
<p>Ho iniziato a considerare <em>noiévoli</em> tutte quelle faccende la cui natura non si incastra bene con la mia e che, per questo motivo, trovo decisamente poco stimolanti. Certo, avrei potuto continuare a etichettarle come “noiose” e restare in sincronia con l&#8217;epoca in cui vivo, ma avrei perso la sfumatura di trascinamento caratteristica di tutte le volte in cui ci si ritrova a fare qualcosa che non ci aggrada.</p>
<p>Infine, sono inciampata nella <em>redamazióne</em>: l&#8217;amore corrisposto, quello che, forse, sarebbe bene ricordarsi come si pronuncia per davvero.</p>The post <a href="https://www.words-in-progress.it/il-libro-delle-parole-altrimenti-smarrite/">Il libro delle parole altrimenti smarrite</a> first appeared on <a href="https://www.words-in-progress.it">Traduzione e adattamento di opere audiovisive</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Con parole tue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilenia Gradinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 11:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[contesto]]></category>
		<category><![CDATA[etimologia]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[sfumature]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avrete sicuramente sentito almeno una volta l’espressione “con parole tue”, magari quando, durante un’interrogazione, cercavate disperatamente di ricordare quel paragrafo imparato a memoria, oppure come sfottò dopo una papera. Stesso modo di dire, due contesti diversi e diverso effetto ottenuto. Cosa ci permette di cogliere queste sfumature? Principalmente un codice, un lessico e una cultura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avrete sicuramente sentito almeno una volta l’espressione “con parole tue”, magari quando, durante un’interrogazione, cercavate disperatamente di ricordare quel paragrafo imparato a memoria, oppure come sfottò dopo una papera. Stesso modo di dire, due contesti diversi e diverso effetto ottenuto. Cosa ci permette di cogliere queste sfumature? Principalmente un codice, un lessico e una cultura condivisi.</p>
<p>Negli ultimi anni, però, questo sistema condiviso sembra scricchiolare. Tendiamo, infatti, a parlare e a scrivere sempre più “a orecchio”, soprattutto in quello spazio liminale che è il digitale, dove scritto e parlato si fondono, si alternano i ruoli tra chi crea e chi fruisce dei contenuti e la commistione di lingue dà origine a calchi talvolta improbabili. Il risultato, oltre a un rumore di fondo costante, è una comunicazione approssimativa e inefficace.</p>
<p>Come si può arginare questa tendenza? Marco Ballarè, aka <a href="https://www.instagram.com/marco.dixit/">@marco.dixit</a>, ha trovato un modo tanto semplice, quanto efficace: ripartire dalla curiosità. Così, sui suoi profili social e nel libro <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ibs.it/con-parole-tue-viaggio-fra-libro-marco-marcodixit-ballare/e/9788858046906?gad_source=1&amp;gad_campaignid=17189628389&amp;gbraid=0AAAAAC9c54GiTxW5RisnzXPwoSAYznKkH&amp;gclid=CjwKCAiAuIDJBhBoEiwAxhgyFtSP5-9w4_7-00JN30PgwdcNIHpExl5pwc3fLQRCIHCuTViVfiQqJBoCnM4QAvD_BwE"><em>Con parole tue</em></a></span>, che vi recensiamo oggi, Ballarè ha cercato di rispondere alla domanda “perché si dice così?”, raccontando l’etimologia e la stratificazione di significati che si celano dietro a parole e modi di dire. L’intento, tra il serio e il faceto, è quello di seminare piccoli “pruriti intellettuali” che spingano le persone a esprimersi con maggiore consapevolezza.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4><strong>Un viaggio nelle etimologie</strong></h4>
<p><strong> </strong>Il libro è suddiviso in sezioni come “Cose umane, fin troppo umane” o “vox populi”, nelle quali si dipana un percorso agile tra espressioni che usiamo tutti i giorni senza chiederci mai veramente da dove arrivino. L’autore ci accompagna passo passo combinando <strong>ricerca etimologica</strong>, <strong>aneddoti storici</strong>, <strong>curiosità linguistiche</strong>, <strong>collegamenti culturali</strong> <strong>e</strong> <strong>storie “nascoste” nelle parole comuni</strong>.</p>
<p>Alcuni capitoli offrono spunti irresistibili per chi ama l’italiano. Per esempio, sapete quanti nomi ha la paura del buio? Almeno tre: “nictofobia”, dal greco νυκτός (nyktòs), ovvero “notte”, “acluofobia”, da Άχλύς (Achlýs), “oscurità” e “scotofobia”, da σκότος (skótos), cioè “tenebra”, “oscurità”. Sempre restando in tema di fobie, non possiamo non citare la hipopotomonstrosesquipedaliofobia. No, gli ippopotami non c’entrano nulla. Si tratta, invece, della fobia di impappinarsi pronunciando parole difficili (“isn’t it ironic?” cit.).</p>
<p>Possiamo poi non citare la storia della parola “aperitivo”? Un tempo indicava esclusivamente un medicinale, poi si è fatto largo il significato di “bevanda spiritosa amara per stimolar l’appetito”, fino ad arrivare allo Spritz, dal tedesco <em>spritzen</em>, del quale vi lasciamo scoprire la storia. Le anime più morigerate si riconosceranno invece nelle nemesi dell’aperitivo: “astemio”, non chi si astiene, ma chi sta lontano dalle bevande che ottenebrano la mente e “sobrio”, cioè letteralmente “chi è privo di ebbrezza”.</p>
<p>Questi sono soltanto alcuni piccoli esempi, ma nel libro trovate anche parole che condividono origini inaspettate come “barzellette”, “sbirri” e “bargelli”, oppure il cui destino è stato diviso da un accento come “calamita” e “calamità”, per non parlare di espressioni che usiamo comunemente come “andare in vacca”, ma di cui ignoriamo la storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>I punti di forza del libro</strong></h4>
<p>Anche se non si tratta di un saggio sulla traduzione, abbiamo trovato comunque la lettura adatta a questa rubrica perché unisce l’utile al dilettevole. Come avrete intuito la forza del libro è l’equilibrio tra rigore e leggerezza: ogni capitolo è breve ma denso, perfetto da leggere tra un progetto di traduzione e l’altro.</p>
<p>Queste brevi “lezioni” funzionano da “<strong>miccia creativa</strong>” per chi traduce: ci ricordano infatti che, dietro alla parola giusta, ci sono sempre molti “perché?”. <strong>Tradurre significa per lo più fare scelte consapevoli, discriminare. </strong>Più informazioni si hanno sui traducenti “papabili”, maggiore sarà la possibilità di approssimarsi al testo fonte. Conoscere l’origine di un modo di dire, per esempio, aiuta a capire qual è la <strong>sfumatura</strong> più fedele da restituire in un dato contesto. L’etimologia rivela se una parola è popolare, letteraria, tecnica o gergale. Questo può guidare la resa più naturale nei testi da tradurre e a riconoscere le espressioni che più si addicono al registro da adottare. Infine, per traduttori editoriali e di narrativa, questo libro è un “allenamento leggero” per ampliare la sensibilità semantica e il bagaglio culturale, così da avere pronte alternative inconsuete e originali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Un tocco di leggerezza</strong></h4>
<p>Dalle pagine del libro e dai suoi contenuti social si evince che Ballarè è appassionato, preparato, ma non si prende troppo sul serio. Il suo stile si contraddistingue per la pacatezza e la gentilezza con cui fa avvicinare il pubblico a una materia che potrebbe risultare noiosa se spiegata con piglio troppo accademico.</p>
<p>La prosa è molto scorrevole, priva di tecnicismi inutili, ma, allo stesso tempo precisa e puntuale e non manca quel pizzico di ironia che fa arrivare al fondo delle pagine con il sorriso.</p>
<p><em>Con parole tue</em> è dunque un libro che fa bene a chi lavora con la lingua. Non solo per arricchire il proprio vocabolario, ma per <strong>allenare il pensiero etimologico</strong>, molto utile in traduzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona lettura!</p>The post <a href="https://www.words-in-progress.it/con-parole-tue/">Con parole tue</a> first appeared on <a href="https://www.words-in-progress.it">Traduzione e adattamento di opere audiovisive</a>.]]></content:encoded>
					
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