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Il Premio Caro

Se vi piace leggere, se dei libri vi appassiona tanto la storia quanto lo stile della scrittura e se vi interessa il mondo della traduzione, non potete fare a meno di partecipare almeno una volta alla Cara Giuria del Premio Annibal Caro.

Andiamo con ordine: chi è Annibal Caro?

Annibal Caro è un letterato di Civitanova Marche, vissuto nel XVI secolo, che deve la sua fama tra le altre cose alla traduzione in italiano dell’Eneide di Virgilio.

La città marchigiana ha dunque deciso di istituire un premio a suo nome per dare “il giusto riconoscimento alla figura e al ruolo del traduttore che ci permette oggi di conoscere autori e autrici di altri paesi e di aprirci ad altre culture.

Come funziona il Premio?

Ogni anno il Comitato tecnico-scientifico, composto da traduttori/traduttrici, scrittori/scrittrici e critici letterari/critiche letterarie, sceglie tre libri di narrativa, tra quelli tradotti e pubblicati nell’anno precedente a quello del premio e candidati dalle case editrici, e li sottopone a una giuria di lettori e lettrici, detta Cara Giuria, che si compone anche di una sezione dedicata alle scuole e agli under 24.

Alla Cara Giuria i libri vengono presentati uno per volta, a cadenza mensile, tra febbraio e aprile, sempre corredati da una lettera scritta dal traduttore o dalla traduttrice dell’opera, per me molto utile per capire l’approccio adottato, il rapporto instauratosi tra professionista, opera e autore/autrice, le eventuali criticità del testo. Ogni componente della giuria dovrà scegliere delle parole e dei passaggi significativi del testo, da inviare all’organizzazione del premio, e infine procedere alla votazione del libro preferito.

La premiazione si tiene tutti gli anni il 6 giugno, giorno natale di Annibal Caro, e si può seguire anche in diretta streaming su YouTube, come ho fatto io.

Premio Annibal Caro 2025, ottava edizione

Iniziamo a parlare di libri e scopriamo i finalisti dell’edizione 2025.

Il primo testo che ci è stato proposto in lettura è Underjungle, scritto da James Sturz, pubblicato dalla casa editrice Atlantide e tradotto dall’inglese da Ilaria Oddenino. Si tratta di un romanzo ambientato nell’oceano, dove l’uomo è alieno, i pesci e tutte le creature acquatiche sono protagonisti. È un romanzo poetico e metafisico, in cui tutto ruota intorno all’amore.

Il secondo è stato I confidenti, romanzo d’esordio di Charlotte Gneuss, pubblicato da Iperborea e tradotto dal tedesco da Silvia Albesano. In questo caso ci troviamo di fonte a un romanzo di formazione, ambientato in Germania negli anni Settanta. Quella che doveva sembrare un’avventura innocua e innocente si trasforma in qualcosa di molto più grande che metterà la giovane protagonista in contatto con l’apparato.

Per ultimo abbiamo letto Racconti di Sebastopoli, di Lev Tolstoj, nella versione pubblicata da Voland e tradotta dal russo da Leonardo Marcello Pignataro. Si tratta di tre racconti che dipingono tre fasi diverse dell’assedio, scritti da un giovane Tolstoj.

Per me sono state tre letture molto speciali che, per un motivo o per l’altro, hanno soddisfatto i miei desideri di lettrice (e traduttrice). Underjungle non rientra minimamente tra i miei generi preferiti, e questo mi ha permesso di concentrarmi totalmente sulla scrittura e la traduzione, godendomi il suono di ogni parola e apprezzando la ricerca terminologica, la precisione e la poesia che autore e traduttrice sono stati capaci di unire. I confidenti è stato il secondo titolo che ho letto della casa editrice Iperborea e sono stata felice di scoprire una voce contemporanea tedesca e un mondo che in letteratura non avevo ancora mai visitato. Con Racconti di Sebastopoli, poi, ho incontrato per la prima volta la letteratura russa scoprendo che “si può fare” e ho letto un classico dopo anni che non ne affrontavo uno.

Devo anche ammettere che leggere questi testi, e poi valutarli, quali finalisti di un premio dedicato alla traduzione non è stato semplice, perché non sapevo se leggerli da lettrice, concentrandomi sulla storia raccontata, da traduttrice, da linguista, se soffermarmi sull’analisi del testo o se lasciarlo scivolare. Ma, alla fine, sono state le opere a farsi strada e a trovare una loro collocazione speciale, che fosse nel cuore o nella testa.

I libri raccontati da chi li ha tradotti

In occasione della premiazione, le traduttrici e il traduttore finalisti sono stati invitati a raccontare come hanno incontrato il testo, perché lo hanno tradotto, come lo hanno tradotto e quali difficoltà hanno riscontrato e se e come le hanno risolte.

Proprio stamattina ascoltavo un podcast in cui si difendeva il concetto di noia e normalità del lavoro, a favore di quella patina fatta di fatiche, gratitudine, risultati e successo che spesso ci vendono oggi. È un’idea che condivido, e trovo molto interessante sentir parlare professionisti che svolgono mestieri nel campo dell’arte o della creatività e che raccontano cosa significhi davvero, nella quotidianità, scrivere, tradurre, realizzare un’opera d’arte.

Ilaria Oddenino, per esempio, ha incontrato Underjungle perché è stato l’editore a proporle di occuparsi della traduzione. Si trattava di un testo molto lontano dalla sua zona di comfort e proprio per questo ha deciso di accettare l’incarico. La storia è ambientata nell’oceano e i protagonisti sono le creature che lo abitano. C’è anche l’uomo, sì, ma l’uomo è ciò che scatena distruzione. La traduttrice si è dovuta concentrare principalmente su due aspetti. In primo luogo, sul ritmo della narrazione, che segue il movimento delle onde, è un ritmo fluido fatto di picchi e di abissi, che andava mantenuto anche nel testo italiano. Il secondo elemento, che si intreccia al primo, è quello terminologico. James Sturz è un grande conoscitore del mondo sottomarino e ne ha scritto per diverse riviste statunitensi specializzate, per cui usa termini scientifici molto precisi che hanno traduzioni molto precise, ai quali affianca numerosi neologismi. Al tempo stesso, però, non rinuncia a una scrittura poetica, mitologica, lirica. Oddenino, che ci ha confidato di nutrire un certo terrore per le creature marine, ha dovuto studiare a fondo la terminologia scientifica in inglese per risalire ai corrispettivi in italiano, ha lavorato molto con le immagini ma, soprattutto, ha avuto un collaboratore unico, ovvero l’autore stesso. Sturz, infatti, conosce benissimo l’italiano e fin da subito si è dimostrato collaborativo, voleva essere incluso nella traduzione senza imporsi sulle scelte della professionista. Insieme, per esempio, hanno scelto di coniare il vocabolo “pinzacoli” per tradurre l’inglese “clingers”, termine usato dai pesci per parlare delle mani umane, che non avevano mai visto prima.

Se chi traduce autori e autrici contemporanei ha la possibilità di risolvere i propri dubbi linguistici rivolgendosi direttamente a loro, chi (ri)traduce un classico può avvalersi dell’aiuto degli studi filologici che gli permettono di analizzare a fondo l’opera. Leonardo Marcello Pignataro si stava occupando della ritraduzione dell’intera opera di Cechov per Einaudi quando, un po’ a sorpresa, gli è stato proposto di tradurre Sebastopoli, testo che aveva letto tempo prima, per un esame dell’università. Esistono numerose traduzioni precedenti, che erano piuttosto vecchie, per cui il libro aveva bisogno di una rinfrescata. Con Pignataro si è discusso della ritraduzione dei classici, del perché sia giusto occuparsene e di quali approcci si possono adottare. Innanzitutto il traduttore ha spiegato che preferisce non leggere le traduzioni esistenti prima di produrre la sua, lo fa solo dopo. Per quanto riguarda il caso specifico, poi, la scelta più importante che ha dovuto fare è stata quella tra fedeltà e lealtà al testo, prediligendo la seconda via. Pignataro ha deciso di sacrificare la precisione terminologica e la giustezza tecnica in favore del gusto per la sinestesia dell’autore. Sin dalle prime righe, infatti, si avverte l’importanza che hanno i suoni, il crescendo di immagini che caratterizzerà tutta l’opera ed è su questi stessi tasti che il traduttore ha scelto di insistere. Sono stati affrontati anche temi prettamente linguistici e grammaticali. Pignataro ad esempio, a differenza di quanto ci viene spesso insegnato a scuola, rivendica l’uso delle ripetizioni anche nei testi in italiano, a scapito della sinonimia e, in questa traduzione, ha voluto ridare al punto e virgola l’importanza che si merita. Questo segno di punteggiatura sta infatti andando sempre più in disuso, ma il traduttore di Sebastopoli si è battuto per mantenerlo laddove il russo lo usava e in italiano risultava perfettamente accettabile.

Infine, sono stati trattati due aspetti, che hanno accomunato il lavoro di Pignataro e quello di Silvia Albesano, vale a dire il rapporto con il revisore o editor e la gestione dei silenzi.

Il rischio che corrono le persone che traducono è quello di voler spiegare, di diventare superlettori e riempire gli spazi vuoti presenti nel testo di partenza, i silenzi. Albesano, che ha tradotto I confidenti, ha fin da subito compreso che l’unica cosa da fare per rendere al meglio il testo in italiano rispettando quello tedesco era fare un passo indietro, non aggiungere nulla, lasciare respirare il testo e farlo procedere al suo ritmo. Calza a pennello il verso di una canzone dei Perturbazione citata dalla traduttrice, che fa “Mi servirebbe un traduttore per quegli spazi tra le parole”, perché bisogna essere capaci di interpretare anche il non detto.

L’incontro tra Silvia Albesano e il romanzo di esordio di Charlotte Gneuss è stato un vero colpo di fulmine: la casa editrice le ha chiesto di redigere la scheda di lettura e lei si è immediatamente innamorata della costruzione del testo, del suo ritmo incalzante, dei vuoti tra le parole. Proprio questo aspetto che tanto le piaceva è stato quello che le ha creato più problemi. Alla prima stesura, infatti, si era accorta che l’immediatezza del testo originale sembrava perdersi in traduzione e, per trovare il passo, è stato fondamentale il confronto con l’editor che, con il suo sguardo esterno, talvolta riesce a rimettere in pista un traduttore magari troppo coinvolto o innamorato del testo. Devo dire che queste parole di Albesano mi hanno davvero sorpresa perché, mentre leggevo questo testo, ero rimasta proprio colpita dalla scorrevolezza delle parole, da quanto sembrasse un testo nato in italiano e non tradotto e, dismessi per un attimo gli abiti della traduttrice per indossare solo quelli della lettrice, ho pensato che si trattasse di un testo molto semplice, che non avesse richiesto particolare lavorazione o rielaborazione. È forse questo l’obiettivo ultimo del nostro lavoro? Dare vita a un testo che, al di là della correttezza e del rispetto del sorgente, possa vivere di vita propria nella lingua di arrivo? Penso di sì. Detto questo, però, ne I confidenti si trovano anche molti lessici specifici che hanno richiesto grande ricerca, come quello relativo alle lumache, alle arrampicate e alle piante che caratterizzano i luoghi in cui è ambientato il libro.

Va bene, ma chi ha vinto?

Precisiamo innanzitutto che i tre finalisti sono tutti e tre vincitori a pari merito per la giuria tecnica. La Cara Giuria invece ha scelto di premiare la traduzione dal tedesco di Silvia Albesano del romanzo I confidenti, edito da Iperborea.

Come anticipavo all’inizio, per me votare è stato molto difficile perché non sapevo a quale aspetto dare più importanza e come pormi di fronte a queste letture. Avrei voluto votare per Underjungle perché, nonostante non fosse my cup of tea, e forse proprio per questo, ho riconosciuto la potenza della scrittura e l’immenso lavoro che ha fatto la traduttrice. Avrei voluto votare per Racconti di Sebastopoli per la triste attualità della tematica trattata, per la freschezza del testo che, nonostante sia un classico russo dell’Ottocento, si legge piacevolmente e per il mix di registri che si amalgamano alla perfezione. Avrei voluto votare per I confidenti perché ho amato la storia, mi sono affezionata ai personaggi, è stata una lettura scorrevole durante la quale mi sono quasi dimenticata che stavo leggendo un testo tradotto.

Io ho già scritto un promemoria in agenda per prendere parte alla Cara Giuria 2026. Se avete voglia di leggere, magari anche libri che non scegliereste mai di approcciare, e di sentirli raccontare dalle voci di chi li ha letti, amati e tradotti, fatelo anche voi!