Novembre 22 2020 0Comment
Le pagine nere - Appunti sulla traduzione dei romanzi

Il ritmo della traduzione

Quando leggete un romanzo tradotto vi chiedete mai se il ritmo della narrazione nella vostra lingua rispecchia quello dell’originale? Se la risposta è no, potrebbe essere molto utile leggere Le pagine nere – Appunti sulla traduzione dei romanzi, scritto dal traduttore Daniele Petruccioli e pubblicato da La Lepre Edizioni.

Non cadete nell’errore di pensare che si tratti del solito saggio sulla teoria della traduzione, perché non è così. Per stessa ammissione del suo autore, non è rivolto a chi traduce, ma a chi fruisce delle traduzioni, cioè i lettori. È a loro che Petruccioli vuole far capire meglio il mestiere del traduttore editoriale prendendo in esame le tecniche e gli strumenti di cui quest’ultimo dispone.

In questo volume le considerazioni non sono ad ampio raggio, ma puntuali: una buona parte dei contenuti, ad esempio, è dedicata con dovizia di particolari al ritmo delle frasi che compongono una storia e all’importanza di saperlo riconoscere nel testo di partenza e ricrearlo in quello di arrivo. Questo presuppone ovviamente un’ottima padronanza della lingua straniera e della propria lingua madre, senza la quale si rischierebbe di tradurre seguendo una sintassi che invece di accarezzare le orecchie le bastona. Come dice Petruccioli, e come spieghiamo anche noi nel nostro corso di traduzione e adattamento dialoghi per la tv, l’inglese è piuttosto incline alla ripetizione, mentre l’italiano a malapena la tollera, motivo per cui l’intenzione originale andrebbe rispettata solo se effettivamente è funzionale alla caratterizzazione di un personaggio e del suo modo di parlare o se una parola, ripetuta più volte, serve davvero a reiterare un concetto. Efficace l’immagine scelta dall’autore di questo saggio per spiegare l’idiosincrasia dell’italiano per i termini ricorrenti: “In inglese una parola si comincia a notare forse alla sua quarta/quinta ripetizione, mentre in italiano già alla terza ripetizione quella parola è diventata un macigno.”

Per creare un ritmo e dare movimento a una scena descritta, l’autore originale può giocare molto con la sintassi, servendosi di anafore, inversioni, paratassi, ipotassi, posizioni enfatiche nella frase. Quello che il traduttore dovrebbe fare, secondo Petruccioli, è allenare “il suo occhio a distinguere gli elementi che sono veramente significativi all’interno della lingua di partenza (quelli che funzionano in maniera meno convenzionale e saltano subito all’occhio del lettore) da quelli che rispondono a regole d’uso più comuni e generali e hanno quindi un effetto meno marcato”, e questo perché “gli stessi elementi grammaticali e retorici cambiano di peso, quando non proprio di effetto da una lingua all’altra”.

Un altro tassello importante nella costruzione del ritmo è la punteggiatura, e Petruccioli ci spiega che, in base alla sua esperienza, “quello sulla punteggiatura è uno degli interventi più pesanti a livello redazionale”. I segni di interpunzione hanno sicuramente la funzione primaria di separare i vari elementi della frase, ma anche quella di conferirle un certo andamento e, in alcuni casi, di connotare uno stile di scrittura: prendiamo ad esempio José Saramago che, oltre a prediligere frasi lunghe e articolate raramente interrotte da punti, non usa né i punti interrogativi nelle domande né le virgolette alte nei dialoghi, scelte che senza dubbio creano straniamento nel lettore italiano che lo approccia per la prima volta e rischiano anche di farlo scappare a gambe levate (oppure di farlo innamorare follemente, ma questi sono gusti). Pensate però che cosa sarebbe lo scrittore portoghese senza queste sue “stranezze”. Non sarebbe lui. E allora ben venga lo scarto dalla norma e il rispetto, in traduzione, di tale scarto, se serve a restituirci un autore nella sua vera essenza. Leggere Saramago è faticoso, ma è giusto che sia così. Piegarne la sintassi alle regole della nostra lingua e “normalizzarne” l’uso della punteggiatura vorrebbe dire snaturarlo.

Le pagine nere è davvero un volume ricco di spunti interessanti. Noi ci siamo ritrovati in molte delle riflessioni espresse dall’autore. Se fate parte della schiera di lettori che sottolineano come se non ci fosse un domani, bè, qui troverete (tantissimo) pane per i vostri denti.

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