Maggio 03 2020 0Comment
Il giusto peso - un memoir americano

In viaggio negli USA alla ricerca di tesori sconosciuti

Il giusto peso – Un memoir americano” di Kiese Laymon è un libro duro, vero e onesto, che non può lasciare indifferenti. Noi l’abbiamo letto, e la storia ci ha colpito al punto da spingerci a contattare gli editori Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, fondatori di Edizioni Black Coffee, e a chiedere loro un’intervista a metà tra #traduzioneacolazione ed “equiLIBRIsmi”. Ecco che cosa ci hanno raccontato:

Benvenuti Sara e Leonardo, e grazie per aver accettato di rispondere a qualche domanda. Prima di tutto, per chi non vi conoscesse e non conoscesse la casa editrice Black Coffee, vi va di parlarcene?

La nostra casa editrice, nata nel 2017, pubblica solo letteratura nordamericana, per lo più statunitense, e ha un occhio di riguardo per gli scrittori e le scrittrici esordienti, o comunque mai arrivati nel nostro Paese. Non discriminiamo tra saggi, racconti, romanzi, e ci piace anche recuperare opere del passato ancora inedite in Italia. Portiamo in Italia libri tosti, che parlano di vite scomode, di situazioni insolite, libri che richiedono al lettore di essere partecipe con tutto se stesso, e soprattutto autori esordienti che raccontano storie nuove, grandi scrittori del passato poco propensi a piegarsi alle dinamiche editoriali – tutto per offrire uno sguardo sincero, schietto ed energico sull’America di oggi e sul suo panorama letterario. Siamo convinti di poterci riuscire perché Sara e io abbiamo davvero un rapporto profondo con gli Stati Uniti. Ogni anno andiamo là almeno due o tre volte e attingiamo a piene mani dai piccoli editori indipendenti, dai festival letterari, dai consigli dei librai e degli scrittori.

Nel 2018 abbiamo deciso di pubblicare la rivista letteraria Freeman’s, curata dal critico e poeta John Freeman, ex editor di Granta e attuale direttore di Literary Hub. La rivista, che contiene i contributi di autori di tutto il mondo e ospita racconti, saggi, poesie, articoli di giornale e molto altro, fa esattamente quello che secondo noi dovrebbe fare la letteratura: abbatte le barriere, unisce le persone, ed è con gioia che abbiamo deciso di portare avanti le pubblicazioni – un nuovo numero di Freeman’s uscirà ogni anno a marzo. A dicembre 2019, invece, abbiamo lanciato una nuova collana, “Nuova Poesia Americana”, piccole antologie che contengono l’opera di sei poeti statunitensi a cura di John Freeman e Damiano Abeni. Ogni poeta scelto dai curatori decide di persona quali poesie mandarci, per dare ai lettori italiani un assaggio esaustivo del proprio lavoro. Damiano si è occupato (e continuerà a occuparsi) della traduzione e della scelta dei poeti insieme a John, che invece firmerà la prefazione di ogni volume. A dicembre è uscito il primo (su sei autori, quattro sono poeti laureati degli Stati Uniti), e contiamo di rendere annuale questo appuntamento con la poesia, esattamente come nel caso di Freeman’s.

Quanta ricerca c’è dietro alla scelta di un titolo da proporre ai vostri lettori e di conseguenza dietro alle traduzioni?

Molta, ovviamente. Come detto cerchiamo di trovare i libri da pubblicare “sul campo”, andando negli Stati Uniti spesso, anche più volte nel corso dell’anno. Devono essere titoli che abbiano qualcosa da aggiungere al panorama letterario contemporaneo, parlare di temi forti, attuali, costringere il lettore a lavorare su se stesso. E quando ci imbattiamo in un potenziale Black Coffee lo capiamo subito: può essere il libro più strambo e sconosciuto della Terra, ma ai nostri occhi ha perfettamente senso quando affiancato agli altri. Pubblichiamo esordi, ma non badiamo troppo al successo che hanno riscosso in patria. Se crediamo che per il lettore italiano rappresentino una novità oppure offrano un punto di vista originale, li pubblichiamo. Per le traduzioni è lo stesso: ognuno di questi testi ha bisogno di una traduzione all’altezza.

Posto che c’è bisogno di voci controcorrente nel nostro paese, come hanno accolto il vostro progetto editoriale i lettori italiani? Quali canali usate per fare conoscere i vostri titoli?

Dalla pubblicazione del primo libro, a marzo del 2017, abbiamo fatto passi da gigante e ricevuto tante conferme. Il progetto piace, e ci siamo creati una piccola nicchia di lettori affezionati: il primo obiettivo per noi è raggiunto. Adesso è necessario crescere. A questo proposito cerchiamo di raggiungere quanti più lettori possibile e di essere innovativi, sia nelle pubblicazioni che nella comunicazione. Siamo i primi editori indipendenti in Italia a ideare e produrre un nostro podcast, “Black Coffee Sounds Good”, e in questo periodo di quarantena l’abbiamo ampliato e integrato con nuove puntate. Speriamo che questo mezzo prenda sempre più piede in Italia, così da permetterci di raggiungere un numero ancora più ampio di lettori/ascoltatori.

Leggendo “Il giusto peso”, con un sentimento “contentriste”, non abbiamo potuto fare a meno di riflettere su quanto l’uso della lingua caratterizzi i personaggi, dalle parole inventante agli errori voluti, per non parlare dei riferimenti culturali di cui è disseminato il testo. Un’autentica sfida per un traduttore, in questo caso Leonardo. Sarebbe molto interessante sapere come hai affrontato la traduzione, quali sono state le difficoltà e le strategie che hai adottato.

Mi sono posto sin da subito il problema di come rendere la lingua. Volevo evitare l’effetto “Casa nella prateria” e al contempo trovare un modo originale per far parlare i personaggi, i quali non dicono niente di sbagliato a livello grammaticale, ma utilizzano un gergo che storpia le parole e le frasi. Mi è venuto in aiuto il mio essere fiorentino: il toscano infatti, non avendo un vero e proprio dialetto ma solo dei modi particolari di “storpiare” certe parole o utilizzare certe particelle, mi ha consentito di far parlare in modo “strano” i personaggi del libro senza che commettessero errori grammaticali. Mi ha evitato anche di scegliere se ricorrere a un dialetto regionale (il romanesco, il napoletano e così via), che sarebbe stato molto ben riconoscibile e avrebbe dato ai dialoghi una connotazione sbagliata.

Grazie per la disponibilità e complimenti per la qualità delle letture che portate in Italia e per il podcast Black Coffee Sounds Good, di cui siamo fan sfegatati.

Grazie a voi delle domande e restate connessi, le nuove puntate del podcast escono il 24 di ogni mese! 🙂

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