Ottobre 22 2019 0Comment

Quando “inserirsi” nel proprio ermellino è meglio che “indossarlo”

Oggi, per la rubrica #traduzioneacolazione, vi parliamo dell’importanza di rispettare le scelte grammaticali e lessicali di uno scrittore, e lo facciamo attraverso le parole di Mariarosa Bricchi – editor e traduttrice – che in un articolo pubblicato su “L’indice dei Libri del Mese” parla delle sfide che la traduzione del libro “L’età dell’innocenza” di Edith Wharton ha comportato: ripetizioni solo in apparenza immotivate; congiunzioni che sembrano fini a sé stesse, ma che servono a dare al testo un ritmo ben preciso; parole mai scontate, ma anzi ricercate e “addirittura opulente”. Uno stile che la Bricchi ha voluto riprodurre il più possibile, nonostante “la tentazione di eliminare qualcuno dei molti ‘and'”, a cui però ha deciso di resistere perché la scrittrice “sparpaglia i suoi ‘and’ proprio perché il legame tra i periodi sia il più neutro possibile, quello che lascia più spazio alla fantasia del lettore” (un esempio della prosa della Wharton: “Vedeva il profilo piegato in avanti, e i capelli raccolti bassi sul collo sotto il cappello scuro, e il lungo guanto increspato sulla mano che reggeva il parasole.”). Nel tentativo di rispettare anche il lessico originale, la Bricchi ha scelto di mantenere il verbo “to insert” nella sua corrispettiva forma italiana, “inserire”, nonostante la Wharton lo usi per descrivere una vestizione: “al termine di una cena […] si stava maestosamente inserendo nel suo ermellino”. Invece di “indossarlo”, vi si inserisce, immagine molto eloquente che, come dice la traduttrice stessa, “cattura tutta la complicatezza, la solennità, la meccanicità della manovra di vestizione”. Traducendo con un semplice “indossare” si sarebbe davvero persa la volontà della scrittrice, e la descrizione non sarebbe stata altrettanto efficace. Se è vero che a volte il traduttore si macchia di infedeltà, la corte dichiara la Bricchi innocente. 🙂 Ah, il quaderno su cui abbiamo scritto le citazioni ci è stato regalato dalla nostra amica Francesca di @frame_divagazioni (pozzi, o meglio “pazzi” di scienza), e quella che vedete in foto è la Torta ‘900 della @pasticceria_balla di Ivrea (ricetta brevettata, la trovate solo da loro).

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