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Tradurre ricette – TOKYO STORIES

Oggi la rubrica #traduzioneacolazione ci porta in Giappone, e precisamente a Tokyo. Sì, perché il 3 ottobre nelle librerie è uscito il libro di ricette TOKYO STORIES, scritto dallo chef britannico Tim Anderson, pubblicato da EDT (@edt_libri) e tradotto in parte da noi. Va da sé che il tema di oggi è: la traduzione in cucina. Se di norma le difficoltà che questo tipo di traduzione comporta sono rappresentate principalmente da unità di misura, temperature, sigle, abbreviazioni e anche dalla particolarità degli ingredienti e dalla loro corrispondenza in italiano, nel caso di testi come TOKYO STORIES la sfida principale non è data dalle ricette stesse, bensì dalla parte discorsiva che le accompagna (e infatti in copertina si legge “Storie e ricette giapponesi”). Ogni sezione del libro e ogni piatto ha infatti un’introduzione “farcita” di curiosità sulla storia e le usanze del Giappone, il tutto “condito” spesso da un “pizzico” di ironia. Nella ricetta dell’Ebikatsu Burger a pagina 154, ad esempio, l’autore racconta un aneddoto sui numeri giapponesi e sui loro suffissi. “Io volevo il menu numero tre e continuavo a puntare il dito sull’immagine corrispondente dicendo “san” (“tre”) – e lo facevo ignorando che i numeri giapponesi hanno suffissi che cambiano a seconda di ciò che si vuole contare: […] “numero tre” è “sanban”, “tre persone” è “sannin”, […] “tre giorni” è “mikka”. […] Perciò dire solo “san” non aveva alcun senso.” La difficoltà maggiore della ricetta non è stata tradurne ingredienti e procedimento, ma cercare di rendere al meglio una questione grammaticale che, non conoscendo la lingua giapponese, è difficile da spiegare. In questo caso abbiamo fatto diverse ricerche per circoscrivere il problema e poi ci siamo rivolti a una delle nostre traduttrici dal giapponese, che ci ha gentilmente revisionato il testo. Ci sono tra voi traduttori specializzati in testi gastronomici che vogliono condividere con noi qualche altra riflessione sul loro lavoro?
Ringraziamo @kintsugiteandcakes per l’ottima colazione e @massicox_mgb per aver scattato la foto.