fbpx

Traduzione e psicoanalisi

Dopo il Circolo PickWiP di novembre, durante il quale abbiamo ospitato Laura Romagnoli, psicoterapeuta sistemico relazionale, abbiamo voluto cavalcare l’onda, e così per la #traduzioneacolazione di oggi vi serviamo un articolo scritto da Laura Bocci, germanista, traduttrice e autrice, e pubblicato nel 2013 su PsicoArt – Rivista di arte e psicologia

Il titolo del contributo che abbiamo letto per voi è “Traduzione e Psicoanalisi”.

A prima vista, queste due discipline potrebbero sembrare molto lontane tra loro: la traduzione si occupa di trasferire un testo da una lingua a un’altra, mentre la psicoanalisi si concentra sulla comprensione dei processi inconsci. Eppure, ci sono alcuni punti di contatto che meritano di essere esplorati.

Secondo Bocci, “la ‘questione della traduzione’ è diventata forse ancora più significativa e centrale che non in passato: una sorta di punto d’incontro, di crocevia di molte discipline diverse nell’ambito delle scienze umane, sempre naturalmente accanto alla teoria della traduzione.” E ancora: “la riflessione sul tradurre, dopo essersi concentrata […] prima sul prodotto-traduzione, quindi sul processo traduttivo, arriva oggi a individuare il proprio focus nel soggetto che traduce, e ad indagarlo nella sua specificità e singolarità.”

Il contributo prende le mosse dall’idea freudiana della costruzione del Sé come progressiva “Niederschrift”, una sorta di accumulazione di livelli che si “sovrascrivono” l’uno sull’altro. Il concetto di “Übertragung”, appunto, ricopre dunque due aree differenti: la prima è la Psicoanalisi, l’altra è la Traduzione. I due concetti sono connessi tra loro, e non solo da un punto di vista metaforico. Laura Bocci esplora la soggettività dei traduttori nelle loro scelte culturali e linguistiche, nei loro fraintendimenti e persino nei lapsus e negli errori. L’autrice approfondisce il campo del desiderio e delle motivazioni che portano il traduttore alla sua attività, alle sue idiosincrasie […] nei confronti degli autori tradotti, e il ruolo dell’empatia nel processo di traduzione. Al centro dell’analisi una “soggettività mescolata”(quella del traduttore e quella dell’autore), cioè di una intersoggettività che nasce dal testo tradotto.

L’autrice si concentra in particolare sulla traduzione letteraria e apre l’articolo affermando che “l’operazione dello scrivere e del tradurre coinvolge […] il soggetto nella sua totalità conscia e inconscia”, sfera, quest’ultima, “necessariamente implicata nell’atto dello scrivere e del tradurre.” La lingua stessa “confina da un lato con la logica e le attività mentali più organizzate e complesse, e dall’altro con l’inconscio e la percezione.”

Intraducibilità

Proseguendo, Bocci riflette sulla natura dell’intraducibilità. “La psicoanalisi “come esperienza clinica e come disciplina teorica si è sempre occupata anche di quelle aree dello psichico che si agitano e si esprimono a livelli ’senza parole’. Ed è dunque sostanzialmente il ‘lavoro dell’artista’ a rivelare gli elementi diversi dei diversi ‘linguaggi’, che possono essere soffocati dall’utilitario e dalla consuetudine, e quindi resi muti. L’irriducibilità di certi elementi è ben nota agli artisti e, all’interno del sistema linguistico, ai traduttori.”

Interpretazione, traduzione e fallimento

L’articolo si sposta poi sull’interpretazione, “dal momento che ogni processo di traduzione passa necessariamente per una decostruzione o de-traduzione prima, e quindi per una sorta di interpretazione (sia conscia che inconscia […]); solo da qui in poi sarà possibile ‘riformulare’ – vale a dire fornire una interpretazione e una vera traduzione. […] L’essere umano […] è un soggetto interpretante, e di conseguenza un soggetto traducente, e non può in nessun modo evitare di esserlo.”

Chiunque traduca, soprattutto se in ambito editoriale, sa che “ogni traduzione è sempre inadeguata, incompleta, incompiuta, lascia tracce e scorie […] di ciò che è restato ribelle alla traduzione, […] il fallimento della traduzione minaccia il legame coesivo e la coerenza, oltre che la ‘forma’ (e magari anche il ‘senso’) del testo. […] si tratta di prendere in considerazione i “resti”: e chiunque lavori con e nella traduzione letteraria sa benissimo cosa sono i resti: i resti sono il nostro pane quotidiano […]”.

Fin qui l’autrice analizza “la presenza della traduzione e dei suoi concetti fondamentali all’interno della psicoanalisi” per poi rovesciare il tema, analizzando gli “aspetti psicoanalitici della traduzione nei quali si dovrebbe/potrebbe mettere al centro la soggettività del traduttore, con il suo intero ‘mondo interno’ e, in primo luogo, con la diversa natura delle due lingue; […] altri elementi ancora da prendere in considerazione: motivazioni […] a tradurre, […] l’aspetto soggettivo dell’interpretazione nella traduzione quale complesso atto del leggere e dello scrivere contemporaneamente, le ‘interferenze’ personali, i vissuti individuali e intimi del traduttore […], le idiosincrasie linguistiche, i conflitti con gli altri traduttori, la gelosia verso il ‘proprio’ autore tradotto… […]. Insomma, l’idea centrale è quella della ‘emersione’ del soggetto che traduce con l’insieme della sua vita psichica, linguistica e affettiva.”

Passando in rassegna “papere, sviste e lapsus”, apprendiamo che “non sono casuali, accidentali; che non sono cioè eventi imputabili a ciò che normalmente definiamo distrazione, né accadimenti cui il soggetto non partecipi in nessun modo; perché, anzi, è il soggetto stesso che in qualche modo li produce; e quando, e se, il soggetto viene sottoposto ad analisi, essi riveleranno il loro pieno significato e una ben precisa, ancorché inconscia, intenzione”.

Empatia ed essenza della traduzione letteraria

Per finire, Bocci introduce il concetto di empatia come “capacità di abitare contemporaneamente due mondi diversi”. Il nostro resoconto si ferma qui, perché vogliamo lasciare a voi il piacere di scoprire in che modo l’empatia si applica all’esperienza e al vissuto di chi traduce, e più in generale alla traduzione.

Alla luce di tutte le considerazioni esposte, ecco che emerge “il compito della traduzione letteraria […]: fare l’esperienza dell’altro, […] interpretare il senso. […] Poi, una volta disfatti tutti i nessi, in un’operazione che è di lettura, smontaggio, decodificazione, e interpretazione […], dovrà rimontarlo in un’altra lingua, che è la sua, la lingua madre, con cui combatte e perde. Dovrà quindi scriverlo, anzi riscriverlo, […] inventarlo”.