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Un omaggio alla traduttrice della Beat Generation

Oggi, per la rubrica #traduzioneacolazione@wip_traduzioni vi invita a un brunch oltreoceano in onore della “Very distinguished Italian literary lady”, Fernanda Pivano.

Per renderle omaggio mi sono addentrata nel suo mondo e mi sono resa conto di quanto le sue scelte siano sempre state dettate da passione, coraggio e integrità. Ho letto dell’emozione con cui iniziò a tradurre le poesie di Masters per capirle meglio e di come, quasi per caso, Pavese lo scoprì e le fece ottenere un contratto con Einaudi per la pubblicazione dell’”Antologia di S. River”, aggirando con quella S. la censura. Il libro iniziò a circolare rapidamente tra i ragazzi dell’epoca e lei capì quale fosse il suo destino.

Fernanda era prima di tutto una lettrice curiosa e fece della traduzione uno strumento per divulgare libri di cui si innamorava e che riteneva indispensabili per un Paese che usciva dalla dittatura. Così faceva in modo di tradurli, anche gratis, rischiando in prima persona. Fu arrestata dalle SS per il contratto di traduzione di “Addio alle armi”. Da lì l’incontro con Hemingway che, con quel “Tell me about the nazi” suggellò la loro amicizia . Conoscendolo di persona, Nanda comprese le radici di quella prosa così “breathtaking” e imparò che la bellezza di una pagina si regge su una singola parola. Sbagliarla significa ricominciare da capo.

Nanda, vittoriana di educazione e anarchica nel cuore, trovò negli scrittori della Beat Generation un riferimento per i suoi ideali libertari. Però non le bastava leggerli sui libri, voleva scoprire la persona dietro al personaggio, a costo di attirarsi le critiche dell’accademia che le dava della groupie. Ma a lei importava solo della stima dei suoi amici scrittori e dei loro giovani lettori. Mi ha colpito il rapporto con Allen Ginsberg, con cui lavorava gomito a gomito alla traduzione dei suoi testi e che voleva che eliminasse articoli e congiunzioni per renderli enigmatici.

Fernanda è stata anche una grande amante della musica perché, diceva, “a un certo punto il rock sembrava l’unico linguaggio universale”. Quando conobbe Bob Dylan ne capì subito il valore artistico. Fu la prima a dedicargli un articolo in Italia che non fu pubblicato perché non ritenuto di interesse.-Strinse poi una profonda amicizia con De Andrè. Del suo adattamento delle poesie dell’Antologia di Spoon River nell’album “Non al denaro non all’amore né al cielo”, trovava straordinaria l’invenzione del “malato di cuore” per rendere più mediterraneo il Francis Turner di Masters. Persino Patti Smith dedicò la poesia “The clouds of Sanremo” al ricordo della serata in cui Nanda le consegnò il Premio Tenco.

Questo è solo un piccolo assaggio di Fernanda, ma spero via abbia incuriosito abbastanza da voler approfondire. In un’epoca dominata dal mito della produttività, efficiente, ma non sempre efficace, il lavoro di Nanda ci ricorda che le parole, oltre a un prezzo, hanno un valore e che il traduttore dovrebbe custodirlo.

 

Grazie a Ilenia Gradinello, che ha scritto per noi questo articolo.