Dicembre 16 2019 0Comment

Vendetta, tremenda vendetta

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“Abito qui, sotto questo tratto nero. È il mio posto, la mia dimora, la mia tana. Le pareti dipinte di bianco sono coperte da sottili tratti di lettere nere, una specie di irregolare ondulazione, di cangiante carta da parati.”

Buon lunedì, colleghi asterischi. Quello che avete appena letto è l’incipit de “La vendetta del traduttore”, il libro di Brice Matthieussent che abbiamo scelto per la nostra rubrica #traduzioneacolazione. Per una volta lasciamo da parte il fine didattico e vi consigliamo non un saggio, ma un romanzo. E non un romanzo qualunque, no. Un romanzo molto particolare.

Il protagonista è un traduttore frustrato che si ribella al libro che sta traducendo – a suo parere mediocre – prima eliminando aggettivi e avverbi secondo lui inutili, poi aumentando a dismisura le note a piè di pagina fino a cancellare il romanzo iniziale trasformandolo nel proprio. Una trama originale sviluppata in modo intrigante, un romanzo nel romanzo (il libro che il protagonista traduce è incentrato sul rapporto dell’autore con il proprio traduttore), un gioco di scatole cinesi che potrebbe avere due effetti opposti sul lettore: entusiasmarlo o indisporlo. Un po’ come succede a tutti noi nella vita reale quando affrontiamo una traduzione. Perché, come ci spiega con ironia Elena Loewenthal nella nota del traduttore alla fine del libro, “tante volte ci capita di metterci le mani nei capelli per conto terzi. Però non possiamo fare niente, perché siamo invisibili. Trasparenti.” O almeno questo è ciò che ci hanno insegnato. Grazie a questo libro, però, possiamo prenderci una piccola rivincita, anche se solo per interposta persona.

Buona lettura. 😉

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